Chiesa del Redentore
11/04/2010
Tra il 1575 e il 1577 la peste a Venezia
stroncò quasi cinquantamila vite; era nel pieno della sua virulenza quando il 4 settembre 1576 il Senato decretò di erigere una chiesa intitolata al Redentore e la prima pietra fu posta il 3 maggio 1577, giorno dell'inventione della Santissima Croce del Redentore nostro, avviando così un programma cristologico che avrebbe sotteso tutte le scelte inerenti alla chiesa, inclusa l'imposizione di austerità scelta dai cappuccini a cui il progetto di Andrea Palladio rispondeva perfettamente. La chiesa domina il panorama della Giudecca e risulta essere una riflessione di Palladio su tutta l'esistente architettura rinascimentale,il tentativo di conciliare la chiesa cristiana con tutti gli elementi del tempio classico. Un frontone classico infatti domina la facciata e una scalinata larga quanto il diametro della cupola - che funge da canone per l'intera costruzione - simboleggia, con i suoi 15 scalini, la salita al tempio di Gerusalemme. L'interno della chiesa a pianta longitudinale presenta una struttura ottimale per le processioni: una navata centrale con profonde cappelle laterali, coperta da un'alta volta a botte e illuminata da finestre termali; un ampio presbiterio unito alla navata
da un grande arco trionfale e infine un semplice coro rettangolare, schermato da un'esedra di imponenti colonne che testimoniano la centralità del presbiterio. Alle storie della vita di Gesù sono dedicate le pale delle cappelle: una Natività di Gesù Cristo e La Resurrezione di Francesco da Ponte ornano il primo altare a destra e il secondo a sinistra.. Risale circa al 1600 il Trasporto di Cristo al Sepolcro di Jacopo Palma il Giovane nel terzo altare a sinistra.. Restano due tele di Domanico Tintoretto datate 1588c. con la Flagellazione di Cristo e L'ascensione di Cristo; ma l'opera forse di maggior suggestione è la tavola con Madonna con Bambino e due angeli musicanti di Alvise Vivarini, incastonata come un gioiello in una preziosa cornice di legno. L'opera datata al 1500 c., appartiene all'ultima fase dell'attività del pittore, quando già aveva assimilato il plasticismo mantegnesco mediato dall'uso del colore di Giovanni Bellini.
